Mentre il sole scalda minaccioso tutto ciò che mi circonda, la brezza mattutina da terra mi accarezza dagli alluci alle orecchie e l'ombra fresca e amabile dell'ombrellone mi isola dal mondo esterno al suo perimetro tondo. Chiamerò questa condizione "toe to ear". In inglese non ha alcun significato, ma l'inglesismo regala dignità a questo momento, come spesso succede con le paroline inglesi storpiate, utilizzate a sproposito nel mondo del business.
Nessuna incombenza, nessuna responsabilità, niente cerimonie di presentazione ai nuovi allievi, niente cambusa e soprattutto nessuna consultazione compulsiva di tutti i siti meteo noti. Devo semplicemente non pensare. Si può? Penso di sì, qualcuno la chiama meditazione, ma non voglio arrivare a tanto, mi basta un po' di relax, un po' di toe to ear.
"Windy" dice che sta sera entra il Meltemi. Chi va a vela è opportuno che lo anticipi navigando verso Soros.
E quindi? Che mi interessa? perché ho guardato le previsioni? Mah....
Io voglio solo un po' di toe to ear, l'emblema di questa vacanza. Finalmente un po' di relax dopo tanti anni di vacanze dedicate ad ancore che arano e porti al completo; lasciamo la consultazione meteo a chi ne ha bisogno.
Nessun pensiero. Solo toe to ear.
Che succede? Sento un fastidioso calore al piede destro. L'ombra si è spostata. Di già? Mi sa che bisogna spostare la sdraio, ma cerco di resistere un po'.
Che meraviglia quest'ombra, un privilegio che mi distingue dalle foche al sole che popolano la spiaggia e cominciano la loro lunga giornata di passione avvolte dall'unto e dal sudore.
Il sole è arrivato al ginocchio. Che ore sono? Mi sa che al mattino l'ombra si sposta più veloce, è probabilmente dovuto a una funzione trascendente dell'angolo con cui i raggi solari insistono sull'ombrellone. Forse mi conviene mettere un po' di crema solo sulle estremità ed accettare un po' di sole qua e là prima di spostare la sdraio, altrimenti diventa un continuo alzarsi e spostare cose. Quindi farò così: mi alzerò, mi incremerò i piedi a dispetto della sabbia che si oppone infilandosi tra le dita di piedi e mani, sposterò la sdraio in modo da prendere un poco di sole sul piede sinistro che poi si sposterà sul destro, in questo modo passerà un po' di tempo prima di dovermi alzare di nuovo. Ma perché questi ombrelloni non li fanno quadrati?
Procedo... finalmente di nuovo toe to ear.
Meglio mettere gli occhiali. Sarebbero utili anche ad occhi chiusi qualora provassi a riposarmi, ma sono rimasti nello zainetto appeso all'ombrellone. Non voglio rialzarmi, resto un po' senza e vediamo come sto. Intanto il sole ha raggiunto anche la testa, dovrei accettare il sole fino al ginocchio per salvare la nuca. Ma perché sti ombrelloni non li fanno più grandi? Volendo risparmiare sulla paglietta potrebbero farli più alti, l'ombra sarebbe comunque più grande a parità di materiale utilizzato, tuttavia si sposterebbe ancora di più dal paletto. Chissà quali risulterebbero la dimensione e l'altezza di ottimo qualora le si volesse calcolare. I pensieri autistici stanno aumentando in frequenza, forse mi annoio un po', meglio se mi alzo e vado a prendere una bibita al bar. Mi alzo ancora una volta e, saltellando sulla sabbia delle 12.00 già calda come una brace, arrivo al chiosco dove dopo 10 min di coda alla cassa prendo una limonata perché la birra è finita. Dopo un tentativo vano di pulire i piedi unti e appiccicaticci dalla sabbia, riprendo il posto sulla sdraio. Potrò godermi la bibita fresca da seduto e poi sdraiarmi per tornare alla mia condizione preferita: il toe to ear.
Il sole è ora allo zenitino, si perché non è veramente allo zenit ma solamente nel punto più alto della giornata e l'ombra si è fatta quasi a cerchio perfetto e più piccola che mai. Sarà impossibile stare all'ombra per tutta la mia lunghezza, dovrò sacrificare un' altra parte di gamba. In queste condizioni il toe tu ear sarà praticamente impossibile. Dopo 2 ore di spiaggia ho raggiunto la condizione di toe to ear non più di 10 min, ma sono contento perché non ho pensieri, non ci sono richieste di visite a isole lontane 50 miglia, nessuno che vuole fare il bagno perché ha mal di mare, nessuno che vuole aprire le vele e nessuno che vuole stare a prua a prendere il sole con 20 nodi. Nessuno a cui dare retta, solo io, il mio ombrellone e Federica che dorme sulla sdraio accanto, col suo bel pancione coricato su un fianco, mezza al sole e mezza all'ombra in modo casuale, senza alcuna regola, senza alcun fastidio.
Ormai è caldo, in qualunque posizione c'è sempre una parte del mio corpo al sole. L'ombra non rinfresca. Dovrei mettere la crema anche sulle restanti parti ancora non unte, il sole abbronza e scotta anche all'ombra a quest'ora. Federica e il pancione che ci ha finalmente costretto a una vacanza relax al posto della solita stressante crociera a vela, dovrà rendersi disponibile a interrompere il dormiveglia, abbandonare il torpore della mezz'ombra e alzarsi per ungermi la schiena; diversamente sarei a forte rischio di ustione. Non dovrei dire "ungere" visto che l'etichetta recita chiaramente "non unge''. E' una delle menzogne più spudorate che da sempre leggo sulle boccette di crema solare, una menzogna a cui la civiltà si è talmente abituata che non ci fa più caso; così come la scritta "resiste all'acqua". Vorrebbe dire che con la doccia non verrebbe via e la sera ceneremmo al ristorante tutti unti.
Alla spicciola stanno arrivando alcune barche davanti alla spiaggia. Il fondale dev'essere fangoso, ogni mezz'ora li vedo stancamente salpare e rigettare l'ancora poche decine di metri sopravento. Sta sera il Meltemi soffierà dal mare (stranezza perché solitamente il Meltemi rinforza solo di giorno), non potranno passare qui la notte e non ci sono rade ridossate su questa parte dell' isola; dovranno ripiegare in porto, ma in questa stagione non troveranno posto se aspettano sera. O il porto subito oppure prima la rada fighetta e poi navigazione notturna verso il lato sud dell' isola. Porelli che agonia, non troveranno mai pace, a differenza di me che mi godo il mio ombrellone senza preoccupazioni.
Federica si è sacrificata e sono quanto basta fastidiosamente unto. Speriamo che asciughi il più possibile prima di levare l'ormeggio o meglio di levare l'asciugamano, altrimenti infilarsi la maglietta sarà un'agonia. Potrei fare il bagno per lavarmi la crema di dosso, se non fosse che in questa spiaggia non c'è la doccia e rivestirmi col sale addosso sarebbe peggio. E dire che basterebbe un filo d'acqua sulle spalle, ma non ci arrivano. Persino in barca c'è il doccino. Tra l'altro fare il bagno dalla barca è più facile, non ti devi sporcare i piedi di sabbia e non rischi di tagliarti con qualche conchiglia o scivolare su uno scoglio coperto di alghe viscide.
Ore 14.00: bibita bevuta, panino mangiato. Cosa faccio ora? Magari una passeggiata sul bagnasciuga, ma non sarebbe piacevole, ci sono prevalentemente pietruzze e il sole a quest'ora è troppo caldo. Per il gelato è ancora presto. Resto rifugiato nella mia ombra, necessariamente seduto per non sbordare con testa e gambe. Il toe to ear è un lontano ricordo del primo mattino. Farei due chiacchiere, ma mi dedico alle parole crociate così da non svegliare nuovamente Federica, che dorme mezza al sole e mezza all'ombra in modo casuale, senza alcuna regola, senza alcun fastidio.
Non riesco a concludere lo schema, mi mancano un paio di incroci, sicuramente Federica mi saprebbe aiutare ma non voglio svegliarla, né subire l'umiliazione di una sua facile ultimazione del riquadro.
Sto finendo le idee, lo devo ammettere, mi annoio.
Un momento! Finalmente un diversivo. Un gruppetto di improvvisati marinai arrivano in baia con un motoscafino a noleggio di quelli che si portano senza patente. Sicuramente combineranno qualche casino. Da prua viene gettata l'ancora e il timoniere ai comandi dà retro per verificare che non ari, peccato che il tizio a prua ha ancora la cima in mano e a momenti finisce in acqua. Ora sicuramente verrà il meglio, perché i quattro si sono tuffati per venire a terra e durante la manovra l'ancora ha arato in modo evidente. Il vento sta rinforzando e spingerà la barca verso lo scoglio. Già me li vedo che si buttano in acqua frettolosamente per salvare il salvabile. Passano alcuni minuti e la barca brandeggia rendendo difficile stimarne la posizione esatta. Prendo i miei riferimenti e mi godo lo spettacolo. Dopo cinque min la barca ha scarroocciato una decina di metri avvicinandosi allo scoglietto affiorante posizionato circa 15 metri sottovento. Colto da un insolito senso di colpa, decido di andare al bar ad avvisare i quattro marinai. Il "capitano' si alza senza ringraziare e si butta in acqua. Arriva al motoscafo e leva l'ancora senza accendere il motore. Torna veloce ai comandi mentre i bagnanti cercano di trattenere lo scafo non curanti dell'elica che in pochi istanti comincerà a ruotare come una sega circolare. All'ultimo metro il motore parte. Tutto è finito bene e mi sono divertito una mezz'oretta.
Ora bisogna affrontare le prossime ore.
Bevanda, panino, spettacolino. E ora?
Volevo evitarlo a tutti costi ma dovrò fare il bagno, non c'è altro che si possa fare. Nonostante tutti i limiti di un rituale scomodo e stancante, è un dovere a cui non ci si può sottrarre, la ragione unica e vera per andare in vacanza al mare. I piedi bruciano sulla sabbia e si tagliano sui sassolini acuminati sul bagnasciuga, il freddo penetra sottopelle dai piedi fino alla pancia, quando finalmente la sofferenza vince la reticenza alla totale immersione. Poi è la volta del freddo a uscire dall'acqua; i boxer bagnati appiccicati alla pelle e la sabbia che come un paio di babbucce ti impedisce di cambiare il costume sotto l'asciugamano senza imbrattare la mutandina. Secondo il dire comune il bagno in mare dovrebbe essere il momento culmine della giornata. Mah...
Comunque è andata, è finita, il costume di rispetto che avevo nello zaino copre i miei genitali nuovamente asciutti. Il sole scende e l'ombra riprende un'utile forma ovale. Potrebbe essere il momento di ritrovare la condizione del mattino, ma il vento soffia sempre da terra mentre il sole si prepara al tramonto dal mare; con la sdraio rivolta al sole sarebbe al più un ear to toe invece che un toe to ear, non sarebbe la stessa cosa.
Ore 18.30, raccogliamo le cose e ci incamminiamo verso la strada. Fede prende la strada verso est invece che verso il resort. La seguo pedissequamente con sguardo interrogativo e mi dice: "andiamo al porto a prendere informazioni, ho visto che noleggiano imbarcazioni a vela in giornata, non posso più vederti così".

